sabato 3 settembre 2016

Perché WhatsApp è MALE


Ho usato WhatsApp solo per un breve periodo, ed ho smesso di usarlo oltre un anno fa.
Non me ne sono pentito, non ne ho sentito la mancanza, e per le mie comunicazioni ho usato altri strumenti più sicuri, meno invasivi e gratuiti al pare di WhatApp.

Adesso, che WhatsApp è stato acquisito da Facebook, si conferma che la mia scelta di NON usarlo è stata saggia.
E si conferma anche che oggi insistere ad usare WhatsApp è pura follia.


A spiegarcene bene il motivo (o, comunque, meglio di quanto non potrei fare io) è l'ottimo paolo Attivissimo, in questo suo post:  Facebook rivela le identità nascoste di pazienti, clienti, ladri e vittime 

Se volete un consiglio, cancellate subito il vostro account WhatApp.
Ed usate piuttosto Telegram.

sabato 20 agosto 2016

Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo

Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare.

J.R.R. Tolkien

lunedì 8 agosto 2016

La teoria della montagna di merda®



Premessa:
Propongo qui un interessante post di alcuni anni fa del blogger Uriel Fanelli.
Vi chiederete: e chi è Uriel Fanelli?
Presto detto: era un famoso blogger (anche perché è stato uno dei primi) che, per diversi anni, è stato autore di un paio di blog molto seguiti: wolfstep.cc prima, e KeinPfusch.net dopo.
Oltre che esser stato uno dei pionieri del blogging, è stato anche uno dei più prolifici: tanto che la sua attività, in alcuni casi, sembrava proprio sconfinare nella grafomania.
Ad un certo punto, ha deciso di ritirarsi e cancellare tutti i suoi post.
Perché abbia deciso di sparire è questione di ampie discussioni in rete (come, peraltro, erano oggetto di discussione anche tutti i suoi numerosissimi post).
I suoi post sono sopravvissuti, grazie al fatto che la Rete raramente dimentica qualcosa: basta sapere dove e come cercare...
La sua "teoria della montagna di merda" è indubbiamente uno dei suoi scritti più famosi, e che merita di esser letto...

A grande richiesta, mi chiedono di ripostare la “Teoria della montagna di merda” dal vecchio blog. Essa risale a qualche anno fa. Eccola qui.
Alcune persone godono nel particolare hobby di fare “debunking“. Il debunking è l’abitudine di dimostrare, punto per punto, che le teorie cospirazioniste (UFOHAARPrettiliani & co) siano false.
Non ho voglia di spiegare che la cosa più difficile da dimostrare al mondo sono proprio le verità piu’ semplici, direi quasi gli assiomi, se non fosse che non si dimostrano affatto, ci si limita a constatare che siano assiomi e che siano necessari o presenti, per chi si occupa di matematica inversa.
Quanto più vicini siamo alle evidenze ed agli assiomi, quanto più complesso sara’ dimostrare qualcosa, nella media. I problemi sulle qualità di base dei numeri sono quelli che, come la congettura di Riemann, resistono di più all’assalto intellettuale dei dimostratori.
Allo stesso modo, dimostrare che nessuna industria farmaceutica ci stia irrorando gratis di anticoncezionali perche’ agli azionisti piace venderli, è di una complessità immensa; entrerebbero in gioco Peano e Pareto, e come scrive qualcuno tutti mi darebbero immediatamente del fascista.
Il guaio è un altro: cento milioni di scimmie che battano tasti a casaccio su cento milioni di macchine da scrivere per cento milioni di anni probabilmente scriveranno l’opera magna della letteratura di ogni tempo e luogo.
Il problema e’ che produrranno anche una cataclismica, spaventosa, leviatanica, galattica Montagna di Merda.
La proporzione tra le due cose, catastroficamente a favore della merda, è tale che normalmente si danno le macchine da scrivere in mano a persone delle quali si presume che scriveranno qualcosa di buono.
Il motivo è molto semplice: se anche le nostre scimmie scrivessero l’opera magna di ogni tempo e di ogni luogo, il tempo necessario a scartare tutte le altre opere sarebbe infame.
Questo è alla base di quella che io chiamo “La teoria della montagna di merda“. Essa dice, in sostanza, che un idiota può produrre più merda di quanta tu non possa spalarne.
Prendiamo per esempio il famoso motore di Schietti.
Si tratta di una bufala catastrofica; è vero che i palloncini saliranno in alto, ma per gonfiarli in fondo al cilindro abbiamo usato più dell’energia che otterremo.
Questa cosa è stata fatta presente a Schietti, dicendogli che un certo Boyle e un certo Mariotte hanno detto delle cose sensate qualche tempo fa.
Il risultato è stato che lo Schietti se n’è uscito con un ulteriore delirio “Schietti dimostra falsa la legge di Boyle-Mariotte“.
La cosiddetta dimostrazione consiste nell’introdurre ulteriore complessità: una macchina fatta di due componenti e’ difficile da falsificare, una macchina composta da stantuffi, leve, ingranaggi, miliardi di circuiti logici, eccetera, è dialetticamente impossibile da debunkare completamente, perché mancano le competenze.
Prendiamo per esempio il processore del vostro PC: si potrebbe dire che possa parlare con l’aldilà. Se siamo ciarlatani, intendo. A quel punto arriverebbe un tizio che lavora in Verilog o in VHDL e ci spiegherebbe che niente in un processore parla con l’aldilà.
La risposta del cialtrone a quel punto sarà qualcosa di relativo alla fisica del silicio. Il guaio è che a quel punto l’esperto di Verilog esaurisce la sua competenza, perché la parte al silicio gli è nota solo in parte (quel tanto che serve a scrivere codice eseguibile dall’hardware nei tempi previsti), ma se andiamo allo stato dell’arte ci saranno esperti di fisica della materia che passano la vita sul silicio, e chi ha visto la modellazione matematica di un singolo nucleo di idrogeno (un delirio di operatori hermitiani) sa bene che “l’atomo di Silicio” non è per nulla una cosa semplice.
In pratica, se facciamo affermazioni riferite allo stato dell’arte ci vorrà un intero team di esperti per contraddirci, a patto di riferirci ad una complessità abbastanza grande di fenomeni fisici. Non esiste una sola persona in grado di discutere allo stato dell’arte di una CPU, ci vuole una squadra intera.
Il problema è che radunare la suddetta squadra ci costerà uno sforzo immenso rispetto a quello che costa al cialtrone affermare di pingare la madonna in persona attraverso la sua VPN.
In pratica, economicamente parlando vinceranno sempre i cialtroni, perché la competenza costa più dell’incompetenza.
Ma c’è un motivo di tipo umano che mi impedisce di darmi a quest’attività. Il fatto, cioè, che queste persone siano arrabbiate.
Oh, non arrabbiate come mi arrabbio io con il cane se mi scava una pianta di susini per seppellirci il pane.
Sono arrabbiate come stile di vita, nel senso adleriano del termine. (1) La rabbia per loro e’ una condizione permanente, ontologica, è un metodo di ricerca: la tal cosa e’ vera nella misura in cui pensarla sostiene la mia rabbia.
Poiché molte delle verità che sono passate alla storia sono state inizialmente scomode (2), queste persone ritengono che ogni affermazione che suscita rabbia sia scomoda, ergo vera.
Il problema è che esse non suscitano una vera e propria rabbia, e non sono nella media nemmeno “scomode“: si tratta quasi esclusivamente di affermazioni fastidiose. Fastidiose perché il buon Schietti si ostina ad ammorbare i commenti dei blog di mezzo mondo con la sua parafilosofia.
La strategia di queste persone è di ammorbare la vita alla gente con la propaganda delle loro idiozie. Poiché ad un certo punto ricevono una reazione di fastidio, deducono che la loro “verità” sia “scomoda” anziché capire che il problema sta nella loro fastidiosa presenza, e non nella loro scomoda verità.
Lo scopo e’ quello di arrivare ad uno scontro, appunto, rabbioso. E questo è dovuto molto semplicemente al fatto che, come ho già scritto, la rabbia è la loro condizione esistenziale: rabbia perché si sentono impotenti di fronte a banche e multinazionali, rabbia perché non riescono a realizzarsi, rabbia perché si sentono maltrattati dalla società, eccetera.
La colpa di tutto questo, ovvero delle loro disgrazie ultime, sta proprio nelle leggende, nei mulini a vento che combattono; e verso i quali rivolgono la loro rabbia. Ma il fatto che la rabbia sia la loro condizione ontologica fa si che essa non sia l’effetto dei mulini a vento, ma la causa.
La loro condizione esistenziale è di essere arrabbiati, soprattutto, prima di ogni cosa ed a prescindere. Di fatto questi individui si sono aggirati per il mondo, digrignando bile e vomitando odio astioso, con una vocina dentro che chiedeva loro “perché tanto odio?
Perché tanta ingiustificata rabbia?
Improvvisamente arriva il ciarlatano e gli dice: ecco qui, puoi scegliere tra “sono arrabbiato perché mi nascondono la verità sull’ 11 settembre“, “sono arrabbiato perché ci stanno uccidendo con le scie chimiche“, “sono arrabbiato perché la free energy viene nascosta al mondo“, eccetera.
In altre parole, le teorie cospirazioniste sono solo un vestito, una copertura che serve a dare una motivazione apparente per una rabbia che altrimenti non si spiega; Blondet è arrabbiato perché come giornalista è una sega fritta, perché non ha credito in alcun ambiente giornalistico serio, denunciare il grande complotto degli ebrei gli serve perché dire “sono arrabbiato perché la mia carriera di giornalista è una montagna di letame” suona male, mentre “sono arrabbiato perché gli ebrei dominano il mondo e vogliono tagliare un pezzo di pisello a tutti” suona meglio: non contiene un’ammissione di implicito fallimento esistenziale.
Ora, qual è la realizzazione massima della rabbia? Contrariamente a quanto si pensa, la massima realizzazione è la sua stessa diffusione; perché ogni volta che l’arrabbiato vede che qualcuno si arrabbia con lui trae conferma del fatto che fa bene ad arrabbiarsi, e quando qualcuno si arrabbia contro di lui, ha conferma del fatto che le sue teorie sono scomode (quando invece è la sua presenza ad essere fastidiosa).
Come scriveva Adler in Psicologia Individuale, “il nevrotico troverà nella propria nevrosi le energie per sostenere la nevrosi stessa, per quante ne siano necessarie“. (3)
O, tradotto in soldoni, essi produrranno sempre più rabbia di quanta ne possiate sopportare; più provocazioni di quanto possiate mantenere la calma, più fastidio di quanto possiate tollerare: l’energia libidica a loro disposizione, la grandezza della forza che li spinge in questo processo ha la cardinalità del continuo.
C’e’ un solo modo di neutralizzare questa gente: stabilito che lo scopo principe di queste persone sia di perpetuare e di diffondere lo stato di rabbia “a priori” che produce il loro stato esistenziale, il solo modo di fermarli è di evitare i contatti con loro.
Essi sono profondamente malati, di una malattia invisibile che si chiama rabbia. Lo scopo ultimo di questa malattia è il contagio, e nient’altro che il contagio; non cambierebbe nulla nell'esistenza materiale di queste persone se si scoprisse che la CIA ha demolito le torri gemelle, ne’ se si scoprisse che gli USA vogliono sacrificare la quinta flotta alla guerra contro l’Iran come dice Blondet, in entrambi i casi la nostra italianissima esistenza ne sarebbe inficiata assai poco, ne sarebbero inficiati poco i nostri successi ed insuccessi personali, eccetera.
Lo scopo ultimo della rabbia è propagarsi.
E la sua sconfitta è il fatto che gli altri abbiano una vita serena, gioiosa, per nulla arrabbiata.
Quindi, caro Schietti, ti dico una cosa: il tuo motore funziona alla perfezione, la free energy è alla portata di tutti, la pila di Zamboni potrebbe produrre energia gratis per tutti, (4) ma io sono felice così.
E siccome sono felice, non voglio nulla di quanto dici.
E sempre sia lodato iptables.
Uriel
(1) Ok, ok. Ho conosciuto psicologi adleriani capaci di mettere a posto, in pochi mesi, anni di disastri di apprendisti stregoni. Siccome sono un tecnico, la prima cosa che ho fatto e’ stata di ficcare le mani nella scatola, e ho letto un sacco di cose di Adler.
(2) Nella maggior parte dei casi la verità è comodissima. Sono salito sulla metro stamattina pensando che mi avrebbe portato qui. Era vero. Sarebbe stato peggio se fosse stato falso, e io sbagliando il senso di marcia mi fossi trovato a Cascina Gobba. In questo caso, la verità sarebbe comoda mentre la falsità sarebbe un rompimento di coglioni.
(3) Adler contestava l’affermazione freudiana secondo la quale la rappresentazione della nevrosi di fronte all'analista fosse uno sfogo energetico, un calo libidico sufficiente a fermarla.
(4) Non lo penso davvero, ma si tratta di un’affermazione che Schietti non può contestare, visto che gli dà ragione. La sua rabbia non avrà quindi espressione, e il meccanismo di tossicità della rabbia sarà fermato.

domenica 31 luglio 2016

Come ottenere link diretti a post e commenti di Facebook

Facebook sarà anche popolare, ma il suo sistema di commenti non è il massimo né in termini di leggibilità (seguire il filo di un discorso, quando i commenti si accavallano, diventa molto arduo), né di individuabilità: indicare a qualcuno un singolo commento non è semplice, ritrovarlo in mezzo alla massa di commenti può essere quasi impossibile (tanto che qualcuno ricorre a questo scopo alla tecnica dello screenshot, creando un'immagine del commento ...)

Tuttavia, sia per comunicarlo efficacemente ad altri via email, sia nel caso avessimo la necessità di reindividuarlo in futuro, potrebbe esser comodo ottenere dei link diretti a post o ai singoli commenti.

Esiste un modo molto semplice per farlo; prendiamo un post qualsiasi, come questo:


Per ottenere un link ad un post di Facebook:

è sufficiente cliccare sull'ora (o data e ora) del post (subito sotto all'autore, evidenziata sopra in un cerchietto rosso) e far aprire il post in una nuova finestra, e dalla riga dell'URL del browser potremo copiare il link diretto.
Ad esempio, il link diretto a questo post è il seguente:

Per ottenere un link ad un commento su un post di Facebook:

analogamente, basta cliccare sull'ora del post (avendo sempre l'accortezza di far aprire il link in una nuova finestra). Il post si aprirà mettendo subito in evidenza proprio quel determinato commento, ed anche qui potremo copiare direttamente il link dalla riga dell'URL del browser.
Ad esempio, il link diretto ad un mio commento sul post precedente è il seguente:

giovedì 28 luglio 2016

Uso dello slider nel tema WordPress Foxy

Il tema Foxy di Elegant Themes ha, tra i suoi elementi, uno slider per immagini da inserire in home page.
Funziona bene, ma può far impazzire riguardo le dimensioni delle immagini da utilizzare, che possono far variare l'altezza dello slider in una maniera decisamente fastidiosa.

Per non avere questo problema, basta seguire poche linee guida:

  1. specificare sempre l'immagine da usare nello slider inserendola come "immagine in evidenza" del relativo post
    Se non si fa così, WordPress utilizzerà un'immagine a caso del post (spesso la prima), che però sarà probabilmente troppo piccola
  2. come "immagine in evidenza" usare sempre, possibilmente, immagini della stessa dimensione (un buon rapporto è 800x295)
  3. se l'immagine è più grande di 800x295, WordPress la taglierà ad altezza 295, ma il risultato dovrebbe restare gradevole
  4. se l'immagine è più piccola, allora il risultato sarà sicuramente sgradevole: WordPress ridimensionerà l'immagine, che risulterà sgranata e, spesso, troppo grande

venerdì 15 luglio 2016

Banner per cookie policy: quale testo?

Se gestisci un sito, devi inserirci il famoso banner per l'informativa sull'uso dei cookies.
E, indipendentemente dallo strumento che usi per creare questo banner, devi anche inserire il testo da metterci dentro.
Si tratta di poche righe, ma sufficienti a metterci in crisi: la legge è vaga, non ci propone un testo preconfezionato, dobbiamo dare sfogo alla nostra creatività... e la paura di sbagliare è forte.

  • quale messaggio bisogna inserirci esattamente? 
  • meglio rivolgersi in seconda o in terza persona? Al singolare o al plurale?
  • adottare un tono formale e sussiegoso (che può sconfinare nel eccessivamente serioso), oppure meglio invece un tono informale, scherzoso ed alla mano?

Vi propongo quindi una collezione di diversi testi, provenienti da vari siti web:

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Particolare la situazione del sito garanteprivacy.it, che non propone nessun banner. Di cookies ne usa effettivamente pochini... saranno tutti effettivamente cookie tecnici?

sabato 2 luglio 2016

Stephen King - Cuori in Atlantide

Questo vecchio imbroglione calvo, il tempo.

(Ben Jonson, The Poetaster, 1601)
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Noi siamo prigionieri del tempo, gli ostaggi dell'eternità 

(Boris Pasternak)
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I bei libri non rivelano i loro segreti tutti in una volta.

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Vincere non è tutto: è la sola cosa

(Vince Lombardi)

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Il gioco di "Cuori"

E' un gioco di carte popolarissimo, diffuso in moltissime varianti e noto con molti nomi differenti (Cuori, Chat Noirs, Peppa, Hearts). E' il medesimo, popolare "Hearts" presente in Microsoft Windows.

La versione descritta nel libro sembra avere le seguenti regole, che in parte di discostano da quelle oggi più diffuse (e che sono molto vicine a quelle della versione per PC, di ispirazione statunitense):

Si gioca con un mazzo francese di 52 carte in quattro persone ognuno per sé.
Scopo del gioco è quello di non prendere né la Stronza (donna di picche) né le carte di cuori.

Il mazziere distribuisce 13 carte a testa. Dopo aver visionato le carte, ciascun giocatore ne passa tre al suo avversario (a destra o sinistra: il senso si alterna ad ogni mano); tutti devono effettuare questo passaggio contemporaneamente.

Il primo di mano (alla destra o sinistra del mazziere) gioca una carta a sua scelta. Gli altri giocatori giocano di seguito (in senso orario o antiorario), "rispondendo" al seme (ovvero giocando una carta dello stesso seme di quella giocata dal primo di mano). Se non si hanno carte di quel seme si può giocare la carta che si desidera. Giocate le quattro carte, queste vengono prese dal giocatore che ha giocato la carta più alta del seme giocato dal primo di mano. Chi, non avendone di quel seme, avesse giocato una carta di un altro seme, non prenderà quella mano, neppure se il valore della carta fosse più alto. Il gioco passa ora a chi ha fatto la presa che gioca una nuova carta a sua scelta ed il gioco procede così di presa in presa fino alla fine delle carte in mano ai giocatori.

Finita la smazzata, ciascun giocatore conta i punti che ha preso, secondo la seguente tabella:

Donna di picche (Stronza): 13 punti
Ogni altra carta di cuori: 1 punto

Il gioco finisce quando un giocatore fa più di 100 punti, a quel punto il giocatore che ha fatto meno punti ha vinto.