sabato 20 febbraio 2016

Istruzioni su come scrivere bene

Oggi è il giorno di una doverosa marchetta dedica ad Umberto Eco.

La mia consiste nel citare una delle sue "Bustine di Minerva" più gustose (anche se voglio vedervi, a trascriverla tutta su una bustina di Minerva...)

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Non usare parole volgari, è da stronzi.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un'articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente
a capo. Almeno, non
quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.

(Umberto Eco, "La bustina di Minerva")

giovedì 18 febbraio 2016

The Rains of Castamere

Siete rimasti affascinati dalla canzone "Rains of Castamere"?
Vi continua a rimbalzare in testa e non riuscite a liberarvene?
Vi ha semplicemente incuriosito?
Qui troverete TUTTO: le principali versioni (dei The National e dei Sigur Rós), il testo in inglese, il testo in italiano (traduzione mia)...


versione dei The National 




versione dei Sigur Rós





versione di Taylor Davis & Peter Hollens 






And who are you, the proud lord said,
that I must bow so low?
Only a cat of a different coat,
that's all the truth I know.
In a coat of gold or a coat of red,
a lion still has claws,
And mine are long and sharp, my lord,
as long and sharp as yours.

And so he spoke, and so he spoke,
that Lord of Castamere,
But now the rains weep o'er his hall,
with no one there to hear.
Yes now the rains weep o'er his hall,
and not a soul to hear.



E chi sei tu, disse l'orgoglioso lord,
che così in basso io devo chinarmi?
Solo un pardo di altro colore,
ciò è tutto quanto so.
Manto d'oro o manto rosso,
un leone artigli ha ancora.
E i miei sono lunghi e affilati, mio lord
Lunghi e affilati come i tuoi
Così parlò, così parlò,
il lord di Castamere.
Ma ora le piogge piangono sulla sua sala,
senza nessuno a sentirle.
Sì, ora le piogge piangono sulla sua sala,
senza nemmeno un'anima a sentirle.


NOTA FANTASTORICA


La canzone è basata su un gioco di parole tra "rains" (piogge) e Reyne, la nobile famiglia vassalla di Tytos Lannister che, per essersi ribellata, fu sterminata da quel buontempone di Tywin Lannister.
Lo stemma di casa Reyne era un leone rosso, mentre il simbolo di casa Lannister, com'è noto, un leone dorata: da qui la guerra tra le due famiglie vista come uno "scontro di leoni", e da qui il senso del verso "Only a cat of a different coat"

sabato 13 febbraio 2016

Elogio della viteria inox

In un mondo perfetto, in un camper non dovrebbe essere neppure concepito l'uso di viteria e ferramenta che non sia in acciaio inox.

Il perché è evidente da questa foto:


A sinistra, viti inox.
A destra una ex-vite in acciaio zincato.
Tutte derivano dal medesimo camper, dove sono rimaste installate per circa 20 anni.

E' evidente che la ex-vite in acciaio zincato non assolve più da tempo al suo compito, non assicurando più un serraggio adeguato.
In compenso, smontarla è stato molto più difficile di quanto non sia stato per le sue sorelle "più nobili".

La viteria inox è indubbiamente un po' più costosa di quella in semplice acciaio zincato ma, a differenza di questa, è pressoché eterna... ed è anche riutilizzabile, più riciclabile.
Le viti in foto, ad esempio: quelle in inox le ho riposte nella cassetta della minuteria, pronte per esser reimpiegate alla bisogna; quella in acciaio zincato, l'ho buttata nel bidoncino della differenziata per i metalli.

Unico difetto che vedo nell'acciaio inox: essendo amagnetico, è un po' più complicato avvitare le viti inox usando un avvitatore (sul quale la vite viene trattenuta, all'inizio, grazie ad un magnete contenuto nel portabit).
Quindi, soprattutto se la vite è in un posto poco agevole, potrà essere un po' più complicato la prima fase di avvitatura.

Come riconoscere l'acciaio inox?

L'acciaio inox ha una finitura abbastanza caratteristica, ed è quindi abbastanza facile, con un minimo di esperienza, riconoscerlo ad occhio nudo.
Qualche volta però, soprattutto se la vite è sporca, potrebbe non esser semplice capirlo.
E allora?
Ci viene in aiuto il fatto che, appunto, l'acciaio inox è amagnetico: basterà avvicinarlo ad una calamita e, se non ne viene attirato, significherà che è acciaio inox.
Nello stesso modo, possiamo selezionare da una massa di viti quelle in inox, separandole da quelle in acciaio: basta "mescolarle" con un magnete, quelle in acciaio si attaccheranno al magnete, quelle in inox rimarranno a terra.

  

mercoledì 10 febbraio 2016

I 13 migliori plugin Google Maps per WordPress


Quando si trova qualcosa di buona, perché perdere tempo a tradurlo o a farne la parafrasi per riproporlo?
Più veloce e più corretto riproporlo direttamente così come sta...

Quindi: sul blog di Elegant Themes è stato pubblicato un gran bel post, che commenta i 13 migliori plugin WordPress per Google Maps.

Molti sono gratuiti, altri a pagamento (prezzi variabili dai 12 ai 39 $), hanno spesso approcci differenti e quindi risolvono situazioni diverse... ma in questo post sono ben riassunti.

Buona lettura!